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DOI 10.1707/2992.29941 Scarica il PDF (58,5 kb)
Ric&Pra 2018;34(5):225-228



CRONACHE DA UNA LUCIDA FOLLIA

Paolo Siani
Pediatra e Parlamentare, Direttore UOC Pediatria 1, Ospedale Santobono, Napoli – paolo.siani@gmail.com




Povertà assoluta
Appello al governo

27 giugno
Gli ultimi dati Istat confermano, purtroppo, che circa 5 milioni di persone, uomini, donne e bambini, vivono, nel nostro paese, una condizione di estrema povertà. Non è possibile tutto questo. E lo dico come uomo del Sud, che ben conosce la dura realtà di larghi strati sociali popolari, che hanno enormi difficoltà a soddisfare i bisogni primari, come il mangiare, vestire, abitare sotto un tetto sicuro, pagare le bollette Enel e gas, e curarsi.
Tutto questo, per oltre 5 milioni di persone non è consentito.
Attorno a queste persone e, in particolare, ai tantissimi bambini, circa un milione e duecentomila, tutti noi, uomini della politica, dovremmo unirci in un patto di grande solidarietà al servizio di queste persone. Dovremmo trovare, tutti insieme, le soluzioni migliori e sostenibili per aiutare le famiglie e i singoli cittadini, che sono in uno stato di disperazione causato dalla povertà. E dovremmo deliberare subito le risorse finanziarie per consentire una soluzione definitiva a questo insostenibile problema. Noi abbiamo questo dovere.
Lasciamo da parte per una volta la polemica politica, e confrontiamoci alla pari sulle proposte concrete con lo spirito di servizio per il Bene comune.
Ebbene, questi 5 milioni di persone hanno diritto di conoscere la verità di ciò che sia possibile fare e i tempi sicuri per realizzare.
Mi auguro che il governo prenda in seria considerazione il Reddito di inclusione (Rei). È la nostra proposta e ce ne assumiamo la responsabilità. Dal 1 luglio 2018, il Rei diventa compiutamente universale, dando un reddito e servizi a 700 mila famiglie (2,5 milioni di individui) in condizioni di fragilità sociale. Si tratta di un risultato storico per il nostro stato sociale. Ma non basta. Purtroppo le famiglie sotto la soglia di povertà in Italia sono ancora di più. Per questo proponiamo di stanziare 3 miliardi di euro annui dal 2019, raddoppiando le risorse a disposizione del Fondo povertà. Il numero di famiglie beneficiarie del Rei sarebbe così esteso a circa 1 milione e 400 mila, raggiungendo tutti gli individui in condizione di povertà secondo l’Istat.
Questa è la nostra proposta, subito, chiara e sostenibile dai conti pubblici.
E infine, è noto che il contributo economico, per essere davvero efficace, dovrebbe essere affiancato da buone pratiche, ad esempio per i bambini la frequenza all’asilo nido. E al Sud gli asili nido sono praticamente inesistenti.
C’è tanto da fare e allora mi appello al governo e, soprattutto, agli uomini del Sud di questo governo, affinché un momento di confronto così importante per la vita di 5 milioni di persone non si trasformi in una perenne lotta politica. PS




Disuguaglianze Nord-Sud e vaccini
Riflessioni sulle «Linee» della Ministra Grillo

26 luglio
Molte le idee e le proposte illustrate dal Ministro della Salute Giulia Grillo nel corso dell’audizione sulle Linee programmatiche ed in particolare: più risorse per il SSN, realizzare un Piano per liste d’attesa, una nuova governance del farmaco e riforma della formazione post laurea, una nuova legge sui vaccini e a settembre gli Stati Generali per il benessere equo e sostenibile. Le diseguaglianze in sanità. Ci saremmo aspettati qualcosa in più sulle diseguaglianze in sanità da un ministro del Sud e sul riparto dei fondi che penalizza da sempre le Regioni più povere, che sono quelle meridionali e con il più alto numero di bambini. Ci saremmo aspettati una riflessione sull’importanza di investire nei primi mille giorni di vita, che vuol dire investire nel capitale umano, contrastare le diseguaglianze e anche sottrarre giovani energie alla criminalità. Negli ultimi 10 anni si sono avute numerose dimostrazioni sul piano scientifico del rapporto positivo fra interventi precoci (da 0 a 3 anni, i primi mille giorni) e la riduzione di diseguaglianze. È ormai accertato che l’investimento nel capitale umano è l’investimento più produttivo anche da un punto di vista economico, e lasciare al loro destino i bambini che nascono da famiglie in difficoltà socio-economica significa di fatto, al di là dei diritti, condannare una parte consistente della popolazione ad un destino di marginalità e determinare per la società un carico di povertà e devianza che può minare alla base qualsiasi possibilità di sviluppo. Gli economisti dicono che più è precoce l’investimento economico, maggiore è il tasso di rendimento non solo nei primi tre anni di vita ma anche da adulti, perché i danni alla salute accumulati da bambini si ripercuotono anche nella vita da adulti. In Campania gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3, mediamente due anni in meno rispetto alle regioni del Nord e in generale, la maggiore sopravvivenza si registra nelle Regioni del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali si attesta a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne. Se poi il grado di istruzione è uguale o inferiore alla quinta elementare, il divario aumenta. E sappiamo che sono le popolazioni a rischio sociale quelle che usano molto e male i servizi di emergenza e poco o nulla quelli territoriali e di prevenzione. Tutto ciò non può essere affrontato con gli Stati Generali per il benessere equo e sostenibile. Sono necessari interventi con il ministero delle Finanze, quello per le Famiglie, sono necessarie battaglie politiche.
Obbligo vaccinale a macchia di leopardo. E infine la Ministra ha annunciato una nuova legge sui vaccini incentrata sull’anagrafe nazionale, non ancora realizzata completamente. Ma ormai sulle vaccinazioni se ne sentono di tutti i colori. Esami pre-vaccinali, bambini vaccinati in quarantena, perché? Non c’è nessuna spiegazione scientifica, e poi l’obbligo flessibile e la gradualità. In pratica l’obbligo rimane ma sarà applicato a macchia di leopardo. Varrà solo nelle regioni in cui il livello di copertura vaccinale raccomandato dall’OMS, che è il 95%, non è stato raggiunto. Ma come si fa? Prendiamo ad esempio la virtuosa Emilia-Romagna, dove la copertura è del 92,4%, quindi ottima. Se si va a guardare nello specifico, ci si accorge che a Ravenna la copertura è del 94,4% ma a Rimini, pur aumentata di 10 punti è ancora dell’84,2%. E allora? Come si fa? Il caso morbillo. Registriamo nel nostro paese nei primi 5 mesi di quest’anno 1716 casi di morbillo. E le cose non vanno meglio negli altri Paesi europei. Serve una visione comune, e una strategia comune non solo in Italia ma in Europa. L’OMS registra nel 2017 ben 22.373 casi di morbillo e 35 morti nella Regione europea. Focolai di morbillo sono attivi in Ucraina, Serbia, Russia, Albania, Italia, Francia, Grecia e Regno Unito. In Italia si sono verificati 5400 casi nel 2017 e 1716 tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2018. E poi sono state registrate otto morti legati al morbillo in Italia dal gennaio 2017 ad oggi. Con questi numeri non è possibile improvvisare. Per proteggere l’intera comunità dalla malattia, comprese le persone che hanno una controindicazione al vaccino o che non rispondono all’immunizzazione, il 95% della popolazione dovrebbe essere vaccinato, senza perdere altro tempo. Gli immunologi ci segnalano che nel nostro Paese sono in cura oltre 3000 pazienti affetti da forme diverse di immunodeficienza, con differente grado di suscettibilità a contrarre infezioni, che pur tuttavia è sempre maggiore rispetto alla popolazione pediatrica di bambini sani. Molti degli sforzi dei nostri colleghi immunologi è indirizzata alla protezione farmacologica e ambientale di questo gruppo di pazienti, al fine di consentire loro una vita il più normale possibile. La riduzione della copertura vaccinale mette a rischio la salute di questi bambini. Si sta facendo di una cosa seria che riguarda la salute dei nostri bambini e di tutta la popolazione una inutile e incomprensibile battaglia politica, creando disorientamento e confusione nella popolazione. Ho chiesto alla Ministra in audizione in Commissione Sanità di aspettare di verificare le coperture vaccinali tra due anni come prevede l’attuale legge che è in vigore da solo un anno, e poi se, come ci auguriamo, la copertura su tutto il territorio nazionale sarà superiore al 95%, l’obbligo vaccinale potrà essere tolto senza far danni. Non si possono fare programmi a breve termine, in sanità è assolutamente necessario programmare a lungo termine e osservare i fenomeni. Sono necessari interventi di sistema che coinvolgono non solo il nostro paese ma la Regione europea. Non si possono fare interventi spot. Questo sarà il nostro impegno in Commissione Sanità, nella speranza di essere ascoltati. PS

Tratto da: Il Sole 24 Ore. Sanità 24 del 26 Luglio 2018.




Una politica che non ascolta, non si confronta, fa danni
3 agosto
Due notizie da trovare con difficoltà sui giornali che giustamente parlano del decreto Di Maio approvato ieri sera alla Camera dopo tre giorni di intensi lavori in aula.
La prima è l’approvazione in Commissione Affari sociali e Sanità del decreto che istituisce dispositivi di alert per evitare che vengano dimenticati bambini in auto. E questa è una buona notizia, che, poiché riguarda la vita e la salute dei bambini, viene approvata da tutti i partiti, perché qui non c’entra la fede politica.
La seconda è lo slittamento all’anno scolastico 2019/2020 dell’obbligo vaccinale. In sostanza per quest’anno non c’è più bisogno di un certificato per dimostrare di essere in regola con le vaccinazioni prima di iscriversi a scuola e prima che sia partita in tutte le regioni l’anagrafe vaccinale.
È evidente che è stato deciso di togliere da subito l’obbligo.
Questa non è una buona notizia e pure riguarda la salute dei nostri bambini, ma purtroppo qui l’ideologia politica ci ha messo le mani.
E non è stata una buona idea e la cosa che fa riflettere è che il Ministro della Salute è un medico, il quale sa bene che, se non si raggiunge il 95% di copertura vaccinale, l’efficacia dei vaccini è insufficiente. E l’Italia è molto al di sotto del 95%, ma stava recuperando velocemente in un solo anno di obbligo. Stavamo raggiungendo anche nelle regioni più in difficoltà la soglia di sicurezza.
Questo significa tornare indietro proprio nel momento in cui si cominciavano a raggiungere livelli di copertura ragionevoli. Così si fa un danno ai bambini italiani.
Lo abbiamo detto chiaramente al Ministro e lo vogliamo confermare oggi, anche noi siamo contrari all’obbligo ma solo dopo aver raggiunto la soglia di sicurezza.
E proprio ieri, mentre al Senato veniva introdotta questa norma, a Bergamo morivano due bambini per la pertosse infettati dalla mamma. Si potevano evitare queste due morti se solo avessimo raggiunto il 95% di copertura per la pertosse.
Ora cosa diciamo ai 3000 pazienti affetti da forme diverse di immunodeficienza, e che sono più suscettibili a contrarre infezioni? Che per quest’anno andando a scuola sono fortemente a rischio di contrarre una malattia infettiva? O che è più prudente non andare a scuola per non mettere in pericolo la propria salute?
Si sta facendo di una cosa seria che riguarda la salute dei nostri bambini e di tutta la popolazione una inutile e incomprensibile battaglia politica, creando disorientamento e confusione nella popolazione.
Avevamo chiesto al Ministro e alla collega Grillo di aspettare, di verificare le coperture vaccinali e, raggiunto il 95% su tutto il territorio nazionale, si poteva togliere l’obbligo senza far danni.
La politica, fatta così, fa danni.
Ci saremmo aspettati un confronto con i tecnici del Ministero, con gli illustri colleghi medici alla Camera e al Senato presenti anche nella maggioranza che certamente oggi non potranno essere contenti di questa decisione così affrettata. Mi sarei con piacere confrontato con loro. Mi dispiace dire che così la politica non fa gli interessi dei cittadini. Ma, soprattutto, una politica che non ascolta, non si confronta, che politica è?
Lo avevamo detto al Ministro, in sanità non si possono fare programmi a breve termine, in sanità è assolutamente necessario programmare a lungo termine e osservare i fenomeni. Sono necessari interventi di sistema che coinvolgano non solo il nostro paese ma la Regione europea. Non si possono fare interventi spot.
Avevamo sperato che prevalesse la ragione e soprattutto avevamo sperato che un medico a capo del Ministero della Salute avesse fatto prevalere la ragione della scienza, e del metodo scientifico, sulle ragioni della politica.
Ci eravamo illusi. PS




I decreti
7 agosto
E sono venuti i giorni dei decreti in aula.
Per chi non sa come funziona la promulgazione dì una legge nel nostro paese riassumo brevemente.
 Il governo con i propri tecnici e quelli del ministero prepara un testo di legge che viene presentato nelle commissioni competenti. Ogni commissione è composta da 40 deputati distribuiti in modo proporzionale rispetto alla composizione della Camera o del Senato.
In commissione la legge viene discussa e le opposizioni provano a portare le modifiche che ritengono necessarie dopo di che si va in aula e inizia la discussione generale.
Il primo decreto presentato, chiamato “dignità”, è stato quello del Ministro Di Maio e più precisamente disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.
Ogni deputato riceve un volumetto con tutti gli emendamenti proposti e che devono essere discussi uno alla volta e poi votati con sistema elettronico.
Per il decreto dignità il volumetto era di 269 pagine con circa 400 emendamenti.
Ma la cosa che mi ha molto colpito è che non c’è stato confronto in aula. La maggioranza non ha mai preso la parola, non si è mai confrontata su nessun emendamento, e questo è anche comprensibile ma non è normale che nessun deputato della maggioranza, né tantomeno il Ministro del Lavoro, che è stato diligentemente seduto in aula nei banchi del governo per tutti e tre giorni e anche per oltre 14 ore al giorno, abbia preso parte alla discussione.
In verità mi sono sembrati tre giorni inutili. Alcuni emendamenti potevano almeno essere discussi in aula e forse anche ragionevolmente accettati dalla maggioranza.
Spero non sia sempre questo l’atteggiamento, ma credo anche che non sia questo il ruolo vero del Parlamento. PS


Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non riflettono necessariamente quelle dell’istituzione di appartenenza.


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