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DOI 10.1707/3159.31393 Scarica il PDF (43,2 kb)
Ric&Pra 2019;35(3):114



Tabacco


“Se lo schema è: privato finanzia politico propone cosa che avvantaggia (anche) privato  corruzione, allora è necessario tornare al finanziamento pubblico”.
Il tweet di Claudio Borghi avrebbe meritato maggiore attenzione rispetto ai pochi commenti arrivati in rete e ai quali – forse è inutile dirlo – il presidente della Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati ha risposto con supponenza e ribadendo il proprio pensiero: “con questo schema mentale quindi se un privato finanziasse un politico si precluderebbe l’approvazione di leggi a suo favore. Quindi perché lo dovrebbe fare?”. Alla fine ha tranquillizzato tutti: “Il conflitto di interessi non c’entra nulla.”
Meno male, ci stavamo preoccupando. Dunque non c’è conflitto d’interessi neanche nell’evento organizzato dal senatore e medico Stefano De Lillo nella sede istituzionale di Palazzo Zuccari il 14 maggio 2019. Si è parlato di prevenzione del rischio cardiovascolare con interventi di noti cardiologi e intramontabili politici esperti nel fund raising come Cesare Cursi, Antonio Tomassini e Paola Binetti. L’evento è stato pagato dalla Philip Morris che da qualche anno è impegnata – oltre a contare i soldi guadagnati dalle vendite di sigarette – a giocare su un secondo tavolo: quello della promozione di IQOS, il sistema elettronico che scalda il tabacco senza bruciarlo. Beninteso, il denaro sborsato da Philip Morris per l’organizzazione della giornata è non condizionante: respiro di sollievo, ci stavamo preoccupando. Del resto, vogliamo negare a qualcuno la speranza di una riduzione del danno? Anche Philip Morris vuole un mondo senza sigarette, senza che questo significhi mandare in fumo i propri guadagni.
Una storia non di oggi e ben raccontata – come al solito – da Adriano Cattaneo: “la multinazionale ha usato e sta tuttora usando accordi bi- e multilaterali di libero commercio per impedire a paesi come Australia, Uruguay, Tailandia e Norvegia di adottare misure miranti a diminuire l’uso del tabacco. Negli stessi Stati Uniti, nel 2016, la Philip Morris ha speso 70 milioni di dollari per sconfiggere un referendum in California per tassare di due dollari ogni pacchetto di sigarette. Per non parlare di tutti i tentativi passati di sminuire o confondere la ricerca sui danni del tabacco. Per tutte queste e altre ragioni, la comunità internazionale è unanime nel denunciare il doppio gioco della fondazione. L’OMS, per esempio, chiede, assieme ad altre 120 organizzazioni, di boicottarla. La Convenzione sul Controllo del Tabacco raccomanda di non accettare denaro dalla stessa per ricerche, simposi o collaborazioni. Importanti associazioni scientifiche e di salute pubblica nazionali e globali hanno già annunciato che non accetteranno nessun tipo di finanziamento” 1.
Per finire, torniamo a Borghi che difende quello che è sotto gli occhi di tutti: la politica è finanziata dalle industrie e non esiste conflitto di interessi, semplicemente perché per esserci un conflitto gli interessi devono essere almeno due e devono essere contrastanti. Trovare un “conflitto” tra gli obiettivi delle imprese e quelle della Politica è sempre più raro. Ma è evidente che gli interessi dei cittadini non li rappresenta (quasi) nessuno.
Ldf
luca.defiore@pensiero.it

1. Cattaneo A. La Fondazione Philip Morris. No Grazie 2018;
27 luglio. www.nograzie.eu/la-fondazione-philip-morris/


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