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DOI 10.1707/3159.31396 Scarica il PDF (45,1 kb)
Ric&Pra 2019;35(3):118



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SOVRADIAGNOSI: DAR VOCE AI CITTADINI ATTRAVERSO LE GIURIE  

Discutere di sovradiagnosi negli screening è difficile, sia per le problematiche intrinseche allo studio del fenomeno sia per la complessità di presentazione a cittadini e pazienti. La sovradiagnosi, intesa come la scoperta con uno screening di una malattia che non si sarebbe mai manifestata nel corso della vita, è infatti un concetto complesso e contro intuitivo soprattutto nella cultura del “prevenire è meglio di curare”.
L’articolo propone le giurie dei cittadini come un strumento per dar voce ai cittadini favorendo un coinvolgimento sociale e politico sulle decisioni di salute pubblica e permettendo ai diretti interessati, cioè proprio la popolazione “sana” target degli screening, di esprimere le proprie preoccupazioni, valori e intenzioni. Il modello della Giuria dei cittadini presuppone infatti che gruppi di cittadini, che hanno ricevuto informazioni chiare, trasparenti e complete su un determinato argomento, possano deliberare efficacemente, cioè il più possibile in modo unanime, e in modo indipendente in considerazione dell’interesse collettivo e non di interessi particolari. Negli esempi riportati nell’articolo rispondendo a domande quali: “Il Servizio Sanitario dovrebbe offrire uno screening mammografico gratuito a tutte le donne tra i 40 e i 49 anni?” oppure “Il Servizio Sanitario dovrebbe incoraggiare i medici di famiglia a praticare la ricerca di casi di demenza in persone di età superiore ai 50 anni?”. In tutti i casi presentati i giurati hanno emesso verdetti a sfavore di un eccesso di pratiche di diagnosi.
L’articolo è a metà tra una puntualizzazione metodologica sulle giurie con la discussione di alcuni punti nevralgici del metodo tra cui i criteri di scelta dei cittadini e la messa a punto di una informazione chiara, bilanciata e EBM e una valorizzazione propositiva di questo metodo per favorire un coinvolgimento maggiore della popolazione nelle scelte che li riguardano direttamente.
Interessanti per la discussione due punti di vista diametralmente opposti tra i commenti. Da un lato una rappresentante di cittadini: “La sovradiagnosi è un problema serio e riconosciuto che affligge la proposta di assistenza sanitaria in molte aree del mondo. Le risorse in tutti i paesi sono limitate: non dovrebbero essere sprecate in nessun intervento che causi un eccesso di diagnosi. Tutti i cittadini dovrebbero riconoscere la loro responsabilità per evitare questo spreco: le giurie cittadine sono un metodo eccellente di responsabilizzazione. Dall’altro un clinico che sottolinea che “Le giurie dei cittadini non sono necessarie. Le uniche voci che dovrebbero avere importanza sono quelle del clinico e del paziente”.
Tra il riconoscimento di un metodo relativamente nuovo, le difficoltà legate al coinvolgimento informato e di impatto nonché le resistenze al loro riconoscimento possiamo facilmente affermare che c’è veramente ancora tanto da fare. 
(Paola Mosconi)
NdR: In Italia esistono esperienze di giurie dei cittadini ad esempio sullo screening
del PSA e sullo screening portatore sano della fibrosi cistica. www.partecipasalute.it/cms_2/node/1966 e R&P 2015; 31: 149-58.

Fonte: Citizens’ juries can bring public voices on overdiagnosis into policy making.
BMJ 2019; 364 https://doi.org/10.1136/bmj.l351


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