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Elio


C’è da scommettere che sarà bella come il sole.
La nuova – ma che nuova: nuovissima – rivista open access di Elsevier sta per nascere e come sempre accade i genitori hanno scelto già il nome:
Heliyon. D’accordo, una scelta un po’ strana, ma in un’epoca in cui i figli li battezziamo Nutella o Apple (non ci credi? Vai a vedere il calcolatore dei nomi sul sito dell’Istat), ci può stare anche Heliyon. Soprattutto se metti in programma di dover rispondere alle email che da tutto il mondo hanno chiesto cosa volesse dire. Sul blog della rivista
[è già aperto, come un’ecografia della nascitura: www.blog.heliyon.com] si spiega l’intenzione di voler illuminare il mondo del sapere e nulla sembrava più adatto di un richiamo al dio del Sole, Elio.
Le storie tese non mancheranno: il mondo è pieno di autori alla ricerca di visibilità e basterà tirar fuori 1250 euro e l’articolo sarà pubblicato. A quanto pare, col minimo sforzo da parte dello staff editoriale che ha avuto un’idea geniale, dal momento che si sta mettendo a punto un sistema che renderà quasi del tutto autonomo l’autore nel gestire il percorso dal manoscritto alla pubblicazione online. Tutto informatizzato: anche la scelta dei revisori, con un sistema di matching tra le citazioni dell’articolo e gli autori presenti nel database di Scopus. Tutto molto intuitivo e soprattutto rapido. Quick è una delle parole chiave dei nostri tempi.
Ma in quale disciplina andrà a posizionarsi – come dicono quelli – la rivista? La scienza. Sì, avete letto bene: la Scienza. Con la esse maiuscola che è più convincente. Non a caso, è stata scelta come editor-in-chief Claudia Lupp, biotecnologa con una specializzazione in Microbiologia con una lunga esperienza editoriale nella redazione di Nature. L’idea forte alla base del progetto sembra soprattutto essere centrata sulla tecnologia: sullo sfruttamento integrato delle opportunità offerte dalle diverse risorse che Elsevier ha costruito o acquisito in questi anni.
E infatti, oltre alla velocità, l’altra keyword del progetto è innovazione.
Del resto, poteva mancare? Anche se il modello ad accesso aperto non è una novità. Le riviste open nascono come funghi: qualche giorno fa, Wiley ha annunciato la scelta open di tre delle sue riviste e il gruppo editoriale Nature ha lanciato un nuovo giornale aperto – Science of Learning – con l’università del Queensland. Dopotutto, la scelta istituzionale – vedi quella della University of California Press, per esempio – è quasi obbligata, considerando le prese di posizione di molti enti governativi e accademici.
Innovare non dovrebbe significare solo cambiare e, a pensarci bene, di grossi cambiamenti non ce ne sono. A sostenere il costo della comunicazione e dell’informazione scientifica sono sempre le istituzioni: prima pagavano per leggere, oggi (e domani) pagheranno per scrivere. Siamo sicuri che non si stava meglio quando stavamo peggio?
Ldf
luca.defiore@pensiero.it