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Fondazione CondiVivere Onlus


La Fondazione CondiVivere ONLUS nasce nel 2009 per iniziativa di una quindicina di famiglie di adolescenti e giovani adulti limitati in modo importante – nello sviluppo di una vita autonoma e indipendente – da differenti sindromi genetiche.
L’obiettivo è quello di rinforzare in loro due requisiti – l’autonomia e l’indipendenza -, tanto da renderli acquisibili fino alle loro estrinsecazioni più significative: l’abitazione, l’organizzazione della vita quotidiana.
Un obiettivo di grande e lungo impegno.
Impegno verso l’interno dei nostri sistemi-famiglia, per consolidare capacità esistenti nella persona disabile e per costruirne altre; ma anche per toccare equilibri personali e relazionali, individuali e di sistema; per liberarci dall’interdipendenza che è la zavorra più pesante e più resistente.
Ma impegno anche verso l’esterno, per acquisire le risorse necessarie all’intero progetto:
• appartamenti, future residenze a tempo pieno o parziale per i nostri figli o fratelli prospetticamente indipendenti;
• luoghi-laboratorio per esperienze progressive di lavoro protetto.

Casa e lavoro, le due gambe su cui si regge la reale indipendenza, anche psichica, di ogni persona.
La Fondazione è nata e cresce sotto la guida del prof. Nicola Cuomo – titolare della cattedra di Pedagogia Speciale dell’Università di Bologna – e della sua équipe secondo un progetto che produce azione (prassi concrete di autonomia mediate da operatori di area pedagogica), formazione (degli operatori ma parallelamente delle famiglie) e ricerca (apertura scientifica a cogliere ciò che di nuovo la prassi produce e rivela).
“Progetto Amico” – questo il suo nome – allude alla modalità empatico-relazionale dell’approccio come chiave di volta per indurre l’evoluzione dei giovani disabili verso l’autonomia. Due appartamenti in Milano – resi disponibili da due famiglie socie – già fungono da laboratori di vita autonoma protetta. A Bresso una cooperativa costituita parallelamente alla Fondazione ha finora gestito un negozio plurifunzionale – che presto sarà chiuso e poi riaperto a Milano – e attivato un GAS, Gruppo di Acquisto Solidale. In entrambi lavorano i ragazzi disabili.
Molto resta da fare.
Il problema economico è primario. Le famiglie fondatrici danno il loro costante contributo ma questo non basterebbe senza aiuti esterni. Il problema culturale è altrettanto importante: non solo la resistenza alla contiguità con il diverso, ma anche il ritardo istituzionale a comprendere la razionalità non solo sociale e civile, ma anche economica, di modelli integrativi di risposta ai bisogni della disabilità al posto di quelli assistenziali e/o istituzionali tradizionali.  •





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