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Google Translate


Gli insegnanti inglesi lo usano per preparare le lezioni: d’altra parte, alla fine dello scorso anno su cento bambini iscritti a scuola in Gran Bretagna quasi 20 non erano di madre lingua inglese. Più di 200 milioni di persone fanno uso regolare di Translate al punto che le domande di traduzione sono oltre un miliardo al giorno.
Da quando poi la funzionalità è integrata nei tanti servizi di Google ed è disponibile la app, i numeri salgono in fretta. Sempre più usato anche in medicina, non solo al letto del malato per una traduzione al volo ma anche per avere conferma di qualche frase di un articolo scritto in una lingua poco conosciuta.
Google Translate è il compagno anche dell’editor scientifico: da tempo alleato fedele per una prima riscrittura di un abstract scombiccherato, è oggi anche strumento prezioso per il sospettoso direttore o redattore di rivista. Accade infatti che ad apparire senza capo né coda, incomprensibile o sfilacciato possa essere il testo in italiano, magari a fronte di un summary impeccabile. Il Montalbano che alberga ormai nell’animo di chiunque abbia a che fare con la produzione – ehm… – scientifica non ha più esitazioni: un copia-e-incolla nel box di Translate del testo in finto italiano restituisce un brano perfettamente british. A quel punto è sufficiente spostarsi su Scholar per trovare l’originale: credendo di farla franca, l’autore aveva usato Translate per copiare in italiano un articolo in inglese.
L’ultimo atto è la lettera all’autore: qualsiasi ironia o derisione nei suoi confronti non è più sufficiente. Ci vorrebbe una condanna ai lavori forzati: tutti i fine settimana, per due mesi, a revisionare articoli, scritti male o taroccati.
Ldf
luca.defiore@pensiero.it