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Istruzione meno dispersa

Paolo Siani
Pediatra e Parlamentare, Commissione bicamerale infanzia e adolescenza,
Direttore UOC Pediatria 1, Ospedale Santobono, Napoli – paolo.siani@gmail.com


In questi giorni il Ministero dell’Istruzione, in accordo con l’impresa sociale “Con i Bambini” (ente gestore del Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile ed espressione di un partenariato pubblico-privato che coinvolge su base paritetica il Governo, le Fondazioni di origine bancaria e il Terzo Settore), ha annunciato un Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione, da realizzarsi progressivamente nelle Regioni Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Il progetto nasce dall’analisi dei dati delle prove Invalsi che confermano che nelle regioni del Sud, con eccezione della Basilicata e della Puglia, i bambini in stato di disagio socioeconomico hanno performance in italiano molto insufficienti rispetto alla media nazionale. Inoltre il progetto ribadisce l’importanza delle prove Invalsi che non vanno interpretate in termini “punitivi”, ma rappresentano piuttosto un termometro dello stato di salute del sistema. Ed è anche grazie a queste se oggi sappiamo che il fenomeno della dispersione scolastica è più complesso rispetto a come finora lo abbiamo inteso. Quest’anno, per esempio, per la prima volta, l’Invalsi ha registrato la dispersione scolastica implicita, ovvero quel numero di studenti che completano il ciclo di studi ma con livelli di competenze di base assai inferiori rispetto ai traguardi previsti per la loro età.
Il piano varato dal governo vuole essere proprio una riposta a questo fenomeno, è un piano che sarà condiviso, dinamico e integrato nel tempo, aperto al dialogo continuo tra Amministrazione, territorio e istituzioni scolastiche.
Si punterà alla condivisione di buone pratiche, in modo che scuole in condizioni simili possano essere da supporto le une con le altre e si possano diffondere modelli di contrasto e di azione che abbiano già dato risultati positivi.
Si sosterrà la formazione dei docenti sulle metodologie e sulle strategie didattiche che si sono rivelate più efficaci per migliorare i risultati degli studenti. Ci si impegnerà a innalzare le competenze dei giovani senza forzare la didattica ma cercando di conseguire l’obiettivo con percorsi adeguati agli alunni. Verranno supportate l’autonomia scolastica e gli insegnanti: in molti casi, nelle scuole collocate in contesti sociali fortemente problematici sono già i docenti e i dirigenti scolastici a fare la differenza. Ma non sono adeguatamente sostenuti. Si avvieranno, ad esempio, riflessioni concrete anche sulla dimensione organizzativa, quella, per intenderci, da cui dipende ad esempio la scelta in merito alla composizione delle classi per evitare che la varianza interna alle scuole diventi un fattore di rischio per il successo formativo degli studenti.
Infine, sono previsti anche interventi sulle strutture scolastiche, poiché anche gli edifici in cui si formano i nostri studenti concorrono al loro apprendimento.
Finalmente il governo e il Ministero iniziano a mettere in pratica misure concrete per ridurre le diseguaglianze e tra un anno le prove Invalsi ci diranno in modo oggettivo se il piano sta funzionando.

Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non riflettono necessariamente quelle dell’istituzione di appartenenza.