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DOI 10.1707/3422.34073 Scarica il PDF (68,2 kb)
Ric&Pra 2020;37(4):151-153



Internazionalismo sanitario
Maurizio Bonati
Dipartimento di Sanità Pubblica
Istituto di Ricerche Farmacologiche
Mario Negri IRCCS, Milano
maurizio.bonati@marionegri.it

Molti e continui sono gli elementi di riflessione che la pandemia COVID-19 ci impone. Elementi associati alle priorità vitali dei singoli e dell’intera comunità. Quelli sanitari sono i più frequenti e ricorrenti in un contesto sanitario particolare quale è il Servizio Sanitario Nazionale italiano: pubblico a carattere universalistico, fra i più accreditati a livello internazionale1, con l’eccellenza del Servizio Regionale lombardo2. La prima riflessione potrebbe quindi essere relativa ai criteri di valutazione e l’utilità di queste classificazioni alla luce degli esiti e della gestione di un’emergenza sanitaria dalle conseguenze incerte e difficoltà protratte nel tempo. Riflessione che ovviamente non è esclusiva per l’Italia.
La pandemia, in quanto tale, ha interessato tutti i continenti, seppur di intensità e conseguenze diverse (tabella)3, come differenti sono state le iniziative poste in atto a livello locale per contrastarne il diffondersi4.
In un contesto nazionale e internazionale (non solo sanitario) quale quello italiano, il dover ricevere aiuti internazionali, per necessità o per obbligo diplomatico, dovrebbe far riflettere.
Materiale sanitario è stato donato da Vietnam, Slovacchia (mascherine, disinfettante) e Singapore (test diagnostici)5, mentre altre nazioni hanno inviato anche personale medico e paramedico.
La brigata cubana “Henry Reeve” che invia squadre di medici nelle zone del pianeta dove c’è bisogno di assistenza (per esempio, negli USA dopo l’uragano Katrina, in Pakistan dopo il terremoto, in Africa a contrastare l’epidemia di ebola e in altre situazioni di crisi), da fine marzo con 52 medici e sanitari ha operato a Crema nell’ospedale da campo allestito a fianco dell’ospedale Maggiore. Nell’ospedale gestito dalla brigata sono entrati pazienti per 580 giornate di ricovero, circa cento pazienti. Il personale cubano ha operato per 60 giorni. Il costo giornaliero della brigata è stato di circa 2850 euro. A metà aprile, una seconda brigata di sanitari cubani (21 medici, 16 infermieri e un logista) ha supportato le attività dell’ospedale da campo alle Ogr (Officine grandi riparazioni) allestito a Torino.
L’organizzazione umanitaria evangelica americana Samaritan’s Purse, operativa in tutto il mondo, ha messo a disposizione personale sanitario e logistico e attrezzature mediche per venti tonnellate, organizzando un ospedale da campo dotato di 60 posti letto e otto unità di terapia intensiva allestito a Cremona.
Oltre a 9 bancali con ventilatori, elettrocardiografi, decine di migliaia di mascherine e altri dispositivi sanitari, la Cina ha inviato rianimatori, pediatri, infermieri e altre figure per un totale di 9 esperti.
Quindici medici polacchi specialisti in terapia intensiva e rianimatori, divisi in tre squadre di medicina di emergenza hanno prestato il loro aiuto nell’ospedale da campo di Brescia.
Un contingente militare russo, composto da medici, sanificatori e infermieri, ha svolto per oltre un mese servizio nell’ospedale da campo allestito dagli alpini nella Fiera di Bergamo e all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Ma le unità più impegnate sul territorio sono state quelle che hanno operato in 120 residenze per anziani nelle province di Bergamo e Brescia, sanificando le strutture con macchinari specializzati. Sempre a Bergamo, 30 medici albanesi arrivati da Tirana hanno dato un sostegno nella fase critica.
Le iniziative si sono avvalse di una variegata rete di attori istituzionali, economici e politici: le Regioni, il Ministero della Salute, le Amministrazioni comunali, ma anche aziende industriali e Fondazioni, che hanno sostenuto i costi.
A luglio, terminata l’emergenza, 5 medici e due infermieri dello Spallanzani di Roma hanno trascorso tre settimane presso l’Hospital Clinico de la Universitad de Chile nell’ambito di una missione di solidarietà per organizzare il contrasto alla diffusione della pandemia in Cile. Missione politica, supportata dall’Ambasciata, sponsorizzata da gruppi industriali italiani (donati anche 18 ventilatori), con un intervento della delegazione sanitaria italiana per il controllo della sicurezza dei dipendenti della multinazionale dolciaria italiana Ferrero che nella sede cilena utilizza le nocciole del sud del Paese per la produzione della Nutella6.
Partenze, arrivi e invii che esulano da iniziative coordinate e strategiche di “cooperazione internazionale nel settore della sanità, in particolare nella lotta contro malattie infettive e nella gestione delle emergenze sanitarie globali”: una delle finalità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)7. La solidarietà e il mutuo appoggio sono elementi trasversali alle questioni nazionali e quindi principi essenziali dell’internazionalismo nel rispetto delle differenze culturali tra i popoli, delle individualità e dei bisogni nazionali.
Una solidarietà di principi e di intenti a livello internazionale sviluppatasi con l’Illuminismo, ma già intrapresa da alcune correnti ideali dell’antichità greco-latina e della visione ecumenica del cattolicesimo romano. Attuata nella pratica nelle associazioni internazionali dei lavoratori. Con il sec. XX si sono sviluppate iniziative giuridiche e politiche con obiettivi sovranazionali, volte a risolvere problemi comuni (Società delle Nazioni, ONU, Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, GATT, CEE, ecc.). La COVID-19 era (ed è) un problema comune che necessita di iniziative sovranazionali; l’OMS è un’istituzione preposta al bisogno, ma (anche) in questa occasione gli obiettivi (attesi e dovuti) non sono stati raggiunti. I diversi interventi ed esiti tra le nazioni ne sono testimonianza8. Gli ideali purtroppo sono solo occasionalmente o parzialmente associati ai risultati. Eppure non dovrebbe essere considerato ingenuo o utopico, per esempio per l’Italia, pensare e costruire progetti internazionali di ricerca “nella lotta contro malattie infettive e nella gestione delle emergenze sanitarie” con i Paesi accorsi in aiuto, a partire dagli esiti a distanza della COVID-19. Un modo per dare continuità ad uno scambio di reciproci e comuni interessi quali maglie di una rete di cooperazione i cui nodi sono già stati creati. Certo le priorità sono altre. Sono nazionali. Sono quelle delle differenze intra e interregionali italiane che anche la pandemia ha rimarcato9. Sono quelle delle croniche attese di un investimento continuo e adeguato nella ricerca (sarà utile, in proposito, monitorare gli esiti e gli investimenti delle ricerche [in corso e future] in tema di COVID-19). Sono quelle…
Eppure condivisione, cooperazione, solidarietà, equità… sono principi senza frontiere, transnazionali, a cui la pandemia ci rimanda.




BIBLIOGRAFIA
1. Bloomberg.com, 2019. Available from: www.bloomberg.com/news/ articles/2018-09-19/u-s-near-bottom-of-health-index-hong-kong-and-singapore-at-top
2. CREA Sanità. La misura della Performance dei SSR VII Edizione, Locorotondo editore, Brindisi, 2019. https://www.creasanita.it/images/performancessr/
Report_Performance_SSR_2019.pdf
3. Global Change Data Lab. Our world in data. University of Oxford, 2020. https://ourworldindata.org/ coronavirus
4. Our World in Data. Policy Responses to the Coronavirus Pandemic. https://ourworldindata.org/policy-responses-covid
5. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti
6. Aquaro P. Così lo Spallanzani aiuta a curare la pandemia in Cile.
Il Corriere della Sera,
26 Agosto 2020.
7. World Health Organization. Better health for everyone, everywhere. www.who.int/about
8. Desvars-Larrive A, Dervic E, Haug N, et al. A structured open dataset of government interventions in response to COVID-19. Sci Data 2020; 7: 285.
9. Bonati M. Perché la Lombardia è un outlier: un’anomalia evidenziata dalla COVID-19. Ricerca & Pratica 2020; 36: 51-6.

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