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Il prezzo elevato dei farmaci stimola una migliore ricerca?

Uno dei più importanti argomenti sollevati nei dibattiti che riguardano il crescente prezzo dei farmaci è se il porre dei freni a questo fenomeno possa o meno minare lo sviluppo di una ricerca innovativa. Senza quest’ultima è innegabile che le aziende non possono offrire terapie sempre più efficaci così come bisogna riconoscere che gli investimenti per migliorare gli standard di cura richiedono sforzi economici sempre maggiori. Alcune analisi delle stesse aziende farmaceutiche indicano in circa 2,6 miliardi di dollari l’ammontare dell’investimento necessario per avere un nuovo medicinale sul mercato, per quanto l’attendibilità di tale calcolo sia stata nel tempo messa in discussione 1,2. In particolare, l’elemento che non viene preso in considerazione è che spesso le innovazioni nascono in istituzioni accademiche supportate da investimenti pubblici che sarebbe erroneo conteggiare insieme all’esborso privato. Una recente analisi relativa ai farmaci che hanno modificato maggiormente la pratica clinica negli ultimi 25 anni mostra come più della metà dei 26 prodotti analizzati hanno avuto la loro origine nell’ambito di progetti pubblici ed enti non-profit 3. Vi sono poi anche altri argomenti che mettono in discussione l’inevitabilità degli alti prezzi per garantire la migliore ricerca. La tabella qui sotto dà un’idea della proporzione di ciò che viene investito in ricerca e sviluppo rispetto ai guadagni delle maggiori aziende farmaceutiche negli USA. È importante notare come oltre a non esserci una linearità crescente tra ricavi dalle vendite e investimenti in ricerca, questi ultimi rimangono comunque solo il 10-20% dei guadagni totali 4.



Ciò che condiziona in modo importante il prezzo dei farmaci sono probabilmente altri fattori fra cui, secondo alcuni autori, il più condizionante è quanto il mercato è disposto a pagare. Ciò sembra poter essere sostenuto dal fatto che negli ultimi anni non sono cresciuti di prezzo solo i nuovi medicinali coperti da brevetto ma anche i “generici”. Eclatante in questo senso l’esempio della Turing Pharmaceutical che ha aumentato del 5500% la pirimetamina (Daraprim), utile nel trattamento per la toxoplasmosi e sul mercato da ormai 65 anni. Negli USA sono stati registrati altri esempi in cui medicinali ormai non più coperti da brevetto hanno avuto importanti aumenti nel prezzo: isoprotenerolo (2500%), nitroprussiato (1700%) digossina (673%) 4. Spostandoci sui nuovi farmaci innovativi, la Gilead ha speso 11 miliardi di dollari per acquistare il sofosbuvir da Pharmasset, una piccola azienda biotecnologica che ha sviluppato il medicinale basandosi in larga parte su finanziamenti federali guidati da ricercatori della Emory University. L’azienda ha recuperato l’intero investimento nel primo anno di commercializzazione registrando un record di vendite nel 2014 pari a 10,3 miliardi di dollari. Sulla base di questi dati il dubbio che il prezzo elevato dei farmaci sia una variabile indipendente dalla ricerca rimane e va ulteriormente approfondito.
Antonio Addis
Dipartimento di Epidemiologia,
Regione Lazio
a.addis@deplazio.it

BIBLIOGRAFIA
1. Avorn J. The $2.6 billion pill: methodologic and policy considerations. N Engl J Med 2015; 372: 1877-9.
2. DiMasi JA, Grabowski HG, Hansen RW. The cost of drug development. N Engl J Med 2015; 372: 1972.
3. Kesselheim AS, Tan YT, Avorn J. The roles of academia, rare diseases, and repurposing in the development of the most transformative drugs. Health Aff (Millwood) 2015; 34: 286-93.
4. Kesselheim AS, Avorn J, Sarpatwari A. The High cost of prescription drugs in the United States: origins and prospects for reform. JAMA 2016; 316: 858-71.

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